Oggi vi parlo del libro letto insieme al GDL del mercoledì #letturenelmaine, tra una live settimanale e l’altra, con in mezzo le vacanze natalizie che hanno inevitabilmente allungato i tempi.
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Parliamo di "Le notti di Salem" di Stephen King.
È un romanzo che cresce piano. King non ha fretta, e non la chiede nemmeno a chi legge. Prima costruisce il paese, poi le relazioni, poi quella sensazione sottile e inquietante che qualcosa non stia andando nel verso giusto. E quando l’orrore arriva, è già troppo tardi per voltarsi dall’altra parte.
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Quello che mi ha colpito è stata l’atmosfera:
Salem’s Lot non è solo uno sfondo, è un organismo vivo, che osserva, tace, si abitua al male. Il vero terrore non sono solo i vampiri, ma la normalità con cui il paese accetta l’oscurità, il silenzio complice, la paura che diventa abitudine.
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King qui fa una cosa potentissima: usa l’horror per parlare di comunità, di solitudine, di quanto sia facile ignorare i segnali finché non è il nostro turno.
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Le notti di Salem ci ricorda che il male raramente irrompe all’improvviso: spesso entra piano, quando nessuno ha voglia di guardarlo davvero. E forse leggere questo libro in gruppo amplifica il messaggio più importante di tutti: condividere lo sguardo rende più difficile far finta di niente.
❓E voi, lo avete letto?
Vi ha spaventato di più l’elemento horror o il comportamento del paese?
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Vi leggo nei commenti 💕
La vostra Febe 💙
#lesorelledinchiostro
