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martedì 29 settembre 2026

Recensione "L'inverno della levatrice" - Ariel Lawhon

Ci sono libri che si leggono lentamente ma non perché sono noiosi!
Ci ho messo quasi due settimane a leggere "L'inverno della levatrice" di @ariellawhon che con 485 pagine, una scrittura piuttosto fitta e una storia che, per essere assaporata davvero, richiede il suo tempo per essere assaporato e ringrazio la @neripozza per avermi permesso di leggerla mandandomene una copia 🙏🏼🍀
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Ma non lo definirei un libro lento nel senso negativo del termine. Anzi, inizia subito in quarta.
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Martha Ballard, la protagonista, è una levatrice realmente esistita nel Maine di fine Settecento. Facciamo la sua conoscenza mentre fa nascere una bambina e, poco dopo, viene chiamata a esaminare il corpo di un uomo ritrovato intrappolato nel ghiaccio del fiume Kennebec.
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Da quel momento si intrecciano le indagini sulla sua morte, il processo, le testimonianze e un caso di violenza avvenuto mesi prima. Ma insieme a tutto questo c'è la vita di Martha: le nascite che continua ad assistere, le persone che cura, la sua famiglia, il marito, i figli e la comunità nella quale vive.
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Ed è proprio questo continuo alternarsi tra mistero, indagini e vita quotidiana a dare al romanzo il suo ritmo. È una storia che procede con calma, sì, ma è una calma che mi ha avvolta.
Ogni volta che mi sedevo a leggere avevo la sensazione di entrare in una specie di bolla e di essere trasportata completamente in un'altra epoca. Non avevo fretta di uscirne.
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Forse perché, mentre leggevo, avevo continuamente presente una cosa: Martha Ballard è esistita davvero.
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L'autrice parte infatti dal suo diario, iniziato nel 1785, quando Martha aveva cinquant'anni, e proseguito per 27 anni. Un diario nel quale questa donna annotava nascite, morti, malattie, lavoro, famiglia e avvenimenti della sua comunità.
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E questa consapevolezza ha reso per me la lettura ancora più particolare.
Era quasi come se, attraverso la narrativa di Lawhon, stessi guardando quell'epoca attraverso gli occhi di Martha.
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Mi sono affezionata piano piano a lei, alla sua famiglia e alle persone che le stanno intorno. Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui l'autrice riesce a mostrarci una donna che, pur non avendo un ruolo ufficiale di potere, è una presenza fondamentale all'interno della sua comunità.
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E poi c'è l'ambientazione, che ho adorato.
Siamo in un'America appena nata, in un periodo in cui tutto sembra ancora in costruzione: le comunità, le proprietà, i rapporti di potere, le leggi. Ci sono le concessioni di terra, i rapporti con le popolazioni indigene, la religione, la giustizia e una società in cui le donne hanno pochissimo potere ufficiale.

Tutto questo mi ha ricordato tantissimo Outlander.

Non perché le due storie siano uguali, ma per quella sensazione di trovarsi in un'America ancora selvaggia e in trasformazione, dove la Storia e la vita quotidiana si intrecciano continuamente.
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E poi, una delle cose che ho apprezzato di più, è arrivata alla fine del libro.
Nelle note conclusive Ariel Lawhon racconta come è arrivata alla storia di Martha Ballard, come si è documentata, quali elementi del diario e degli avvenimenti reali ha utilizzato e soprattutto cosa ha cambiato rispetto ai fatti realmente accaduti e perché.

Sappiamo infatti che molti degli avvenimenti raccontati nel romanzo sono realmente documentati, ma Lawhon li ha modificati, intrecciati e concentrati in quell'inverno del 1789 per costruire la storia che leggiamo.
E leggere queste spiegazioni dopo aver terminato il romanzo, per me, lo ha impreziosito ancora di più.
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Mi ha fatto venire voglia di tornare con la mente alle pagine appena lette e distinguere ciò che apparteneva alla vera Martha da ciò che era frutto dell'immaginazione dell'autrice.
È stata una lettura impegnativa? Sì.
Ci ho messo parecchio tempo, anche per la mole del libro e per la scrittura piuttosto fitta.
Ma è stata soprattutto una lettura che mi ha accompagnata.✨
E quando sono arrivata all'ultima pagina, nonostante tutte quelle pagine e tutte quelle ore trascorse insieme, mi sono accorta di una cosa:

mi dispiaceva lasciare Martha.

Ed è forse questo il complimento più sincero che posso fare a questo libro.
💬 E ora vi chiedo...
Avete mai letto un romanzo storico che vi abbia fatto sentire davvero trasportati in un'altra epoca?
Conoscete già la storia di Martha Ballard o avete letto L'inverno della levatrice?
E soprattutto: qual è quel libro che, una volta arrivati all'ultima pagina, vi ha lasciato quella sensazione di non voler salutare i suoi personaggi?
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Vi leggo volentieri nei commenti 💕 
La vostra Febe 💙 
#bookstagramitalia

venerdì 25 settembre 2026

Recensione "Cuori in prestito" - Lucy Gilmore

Ci sono libri che ti piacciono e poi ci sono libri che, arrivata all’ultima pagina, ti fanno pensare a quanto siano riusciti a raccontare molto più di quello che sembrava all’inizio.
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Cuori in prestito di Lucy Gilmore è decisamente uno di questi.
Prima di parlarvene, voglio ringraziare la Nord Edizioni per avermi dato l'opportunità di leggere questo libro.💙
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Chloe ha lasciato l’università per tornare a casa e occuparsi dei suoi tre fratelli più piccoli, dopo che la madre ha deciso di abbandonare la famiglia. Lavora come tuttofare per il Comune e, tra i vari incarichi, si ritrova a lavorare nella biblioteca della sua città.
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È proprio lì che scopre qualcosa di particolare: messaggi nascosti tra le pagine di vecchi libri, scritti più di sessant’anni prima.
Una nota rimanda a un altro libro, che conduce a un’altra nota e poi a un altro ancora. Chloe inizia così una vera e propria caccia al tesoro letteraria per ricostruire la storia di due ragazzi che si sono conosciuti nel 1960: Catherine e Jasper.
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E questa è una delle cose che ho amato di più: seguire una storia d’amore attraverso i libri, mentre passato e presente iniziano lentamente a intrecciarsi.
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Nel presente, Jasper è il vicino di casa burbero e apparentemente scontroso che da anni osserva da lontano la famiglia di Chloe. Nel passato, invece, lo conosciamo giovane, timido e insicuro quando incontra Catherine. Tra loro nasce una storia d’amore fatta di messaggi nascosti, libri e sentimenti sempre più profondi.
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Ma più Chloe ricostruisce la loro storia, più si rende conto che dietro quei messaggi c’è molto più di una semplice storia d’amore.
Ci sono famiglia, responsabilità, sacrificio, abbandono, rimpianti e seconde possibilità. E soprattutto ci sono persone che, in momenti diversi della loro vita, hanno dovuto scegliere tra ciò che desideravano e ciò che pensavano fosse giusto per gli altri.
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E Jasper, il mio cuoricino.💕
È il personaggio che mi ha conquistata di più. All’inizio sembra soltanto il classico vicino burbero, ma più si scopre della sua vita, più si comprende quanto ci sia dietro quella scorza. Jasper ha passato gran parte della sua vita a prendersi cura degli altri, mettendo da parte se stesso.
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Ed è impossibile non vedere il parallelismo con Chloe: due persone appartenenti a generazioni diverse, ma accomunate dall’aver dovuto diventare grandi troppo presto e mettere in pausa la propria vita per la famiglia.
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Mi è piaciuto tantissimo anche il modo in cui il libro ci porta a cambiare prospettiva sui personaggi man mano che scopriamo nuovi pezzi della loro storia. Anche Catherine, con le sue scelte dolorose e discutibili, diventa impossibile da racchiudere semplicemente in un giudizio.
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Perché Cuori in prestito non parla di persone perfette. Parla di persone che fanno delle scelte, che sbagliano, che soffrono e che devono convivere con le conseguenze di ciò che hanno fatto.
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E forse è proprio questo che mi ha emozionata di più: il libro non prova a restituire ai suoi personaggi il tempo perduto. Offre loro qualcosa di diverso: la possibilità di guardarsi finalmente negli occhi e capire ciò che per una vita intera è rimasto irrisolto.
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Sono arrivata alla fine con la sensazione che questa storia mi avesse dato molto più di una semplice storia romantica.
Mi ha emozionata, mi ha fatto affezionare profondamente ai suoi personaggi e mi ha ricordato che, a volte, una seconda possibilità non serve a cancellare il passato, ma semplicemente a permetterci di viverne finalmente un pezzo che credevamo perduto.
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E adesso ditemi voi: avete mai letto una storia in cui i libri diventano il ponte tra passato e presente? 📚
Vi piace leggere di libri nei libri?
Conoscete questa autrice?
Vi leggo nei commenti 💕 
La vostra Febe 💙 
#bookstagramitalia

venerdì 18 settembre 2026

Recensione "Soffio" - Giulio Ingrosso


Non è facile recensire Soffio, perché è una graphic novel molto breve, ma dentro quelle poche pagine c'è davvero tanto.
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La storia parla di un piccolo fuoco fatuo, Soffio, nato in modo diverso da tutti gli altri. Gli altri fuochi fatui nascono dalle persone appena morte e possono nutrirsi della loro luce. Lui, invece, nasce da una persona ancora viva e proprio per questo non riesce a fare ciò che fanno gli altri.
Si sente diverso, non riesce a trovare il suo posto e comincia così una ricerca per capire di cosa possa nutrirsi.
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Durante questo viaggio arriva in una stanza, dove incontra una bambina malata di fibrosi cistica.
E da qui, per me, la storia cambia completamente.
Soffio è attratto da lei perché percepisce qualcosa di diverso, ma non vuole farle del male. Lei, invece, non ha paura di quella piccola creatura che dovrebbe essere spaventosa. Anzi, gli parla, lo ascolta e gli chiede di restare.
Ed è proprio il loro incontro che mi ha emozionata di più.
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Perché Soffio parla della morte, ma soprattutto parla di vita. Del tempo che abbiamo, del desiderio di vivere e di quanto possa essere importante anche semplicemente avere qualcuno accanto con cui condividere quel tempo.
Ho trovato molto bello anche il modo in cui viene raccontata la malattia, facendola entrare nella storia con delicatezza.
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E poi ci sono le illustrazioni, che ho adorato.
Il nero della notte fa da sfondo a questi piccoli fuochi fatui coloratissimi e crea delle tavole davvero suggestive. È una graphic novel che, secondo me, va anche un po' guardata oltre che letta.
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Ma c'è una parte della nuova edizione che mi ha colpita particolarmente: alla fine del volume vengono raccontate le storie e le testimonianze di alcune persone che convivono con la fibrosi cistica.
E qui succede una cosa molto bella: a ciascuna di queste persone l'autore ha affiancato il suo piccolo Soffio.
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Mi è piaciuto tantissimo vedere queste fotografie e leggere le loro storie, perché a quel punto quel personaggio che avevo appena conosciuto attraverso la fantasia sembrava quasi uscire dalle pagine per stare accanto a persone reali.
Tra queste c'è anche una bambina che si chiama Sofia. Una coincidenza curiosa, che lo stesso autore racconta, visto il nome della protagonista della storia.
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E forse è proprio questo che mi ha lasciato Soffio: il passaggio dalla fantasia alla realtà.
Prima conosci un piccolo fuoco fatuo che cerca disperatamente qualcosa di cui nutrirsi. Poi incontri persone vere, con le loro storie, le loro difficoltà e la loro voglia di vivere.
E improvvisamente quella storia assume un significato ancora più grande.
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Mi ha emozionata. Tanto.
E non mi aspettavo che una graphic novel così breve riuscisse a lasciarmi addosso così tante sensazioni.
Una lettura delicata, colorata e allo stesso tempo capace di affrontare un tema difficile con grande sensibilità.
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Grazie a Tora Edizioni per avermi coinvolta in questa collaborazione e avermi dato la possibilità di conoscere questa nuova edizione di Soffio.
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⁉️E ora vi chiedo, la leggereste?
Avete mai letto una storia che, pur essendo breve, è riuscita a lasciarvi qualcosa a lungo?
Quanto pensate che possa cambiare il significato di una storia quando, dopo averla letta, incontriamo le persone e le esperienze reali che l’hanno ispirata?
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Vi leggo nei commenti 💕 
La vostra Febe 💙 
#bookstagramitalia

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