Ci sono libri che si leggono lentamente ma non perché sono noiosi!
Ci ho messo quasi due settimane a leggere "L'inverno della levatrice" di @ariellawhon che con 485 pagine, una scrittura piuttosto fitta e una storia che, per essere assaporata davvero, richiede il suo tempo per essere assaporato e ringrazio la @neripozza per avermi permesso di leggerla mandandomene una copia 🙏🏼🍀
.
Ma non lo definirei un libro lento nel senso negativo del termine. Anzi, inizia subito in quarta.
.
Martha Ballard, la protagonista, è una levatrice realmente esistita nel Maine di fine Settecento. Facciamo la sua conoscenza mentre fa nascere una bambina e, poco dopo, viene chiamata a esaminare il corpo di un uomo ritrovato intrappolato nel ghiaccio del fiume Kennebec.
.
Da quel momento si intrecciano le indagini sulla sua morte, il processo, le testimonianze e un caso di violenza avvenuto mesi prima. Ma insieme a tutto questo c'è la vita di Martha: le nascite che continua ad assistere, le persone che cura, la sua famiglia, il marito, i figli e la comunità nella quale vive.
.
Ed è proprio questo continuo alternarsi tra mistero, indagini e vita quotidiana a dare al romanzo il suo ritmo. È una storia che procede con calma, sì, ma è una calma che mi ha avvolta.
Ogni volta che mi sedevo a leggere avevo la sensazione di entrare in una specie di bolla e di essere trasportata completamente in un'altra epoca. Non avevo fretta di uscirne.
.
Forse perché, mentre leggevo, avevo continuamente presente una cosa: Martha Ballard è esistita davvero.
.
L'autrice parte infatti dal suo diario, iniziato nel 1785, quando Martha aveva cinquant'anni, e proseguito per 27 anni. Un diario nel quale questa donna annotava nascite, morti, malattie, lavoro, famiglia e avvenimenti della sua comunità.
.
E questa consapevolezza ha reso per me la lettura ancora più particolare.
Era quasi come se, attraverso la narrativa di Lawhon, stessi guardando quell'epoca attraverso gli occhi di Martha.
.
Mi sono affezionata piano piano a lei, alla sua famiglia e alle persone che le stanno intorno. Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui l'autrice riesce a mostrarci una donna che, pur non avendo un ruolo ufficiale di potere, è una presenza fondamentale all'interno della sua comunità.
.
E poi c'è l'ambientazione, che ho adorato.
Siamo in un'America appena nata, in un periodo in cui tutto sembra ancora in costruzione: le comunità, le proprietà, i rapporti di potere, le leggi. Ci sono le concessioni di terra, i rapporti con le popolazioni indigene, la religione, la giustizia e una società in cui le donne hanno pochissimo potere ufficiale.
Tutto questo mi ha ricordato tantissimo Outlander.
Non perché le due storie siano uguali, ma per quella sensazione di trovarsi in un'America ancora selvaggia e in trasformazione, dove la Storia e la vita quotidiana si intrecciano continuamente.
,
E poi, una delle cose che ho apprezzato di più, è arrivata alla fine del libro.
Nelle note conclusive Ariel Lawhon racconta come è arrivata alla storia di Martha Ballard, come si è documentata, quali elementi del diario e degli avvenimenti reali ha utilizzato e soprattutto cosa ha cambiato rispetto ai fatti realmente accaduti e perché.
Sappiamo infatti che molti degli avvenimenti raccontati nel romanzo sono realmente documentati, ma Lawhon li ha modificati, intrecciati e concentrati in quell'inverno del 1789 per costruire la storia che leggiamo.
E leggere queste spiegazioni dopo aver terminato il romanzo, per me, lo ha impreziosito ancora di più.
.
Mi ha fatto venire voglia di tornare con la mente alle pagine appena lette e distinguere ciò che apparteneva alla vera Martha da ciò che era frutto dell'immaginazione dell'autrice.
È stata una lettura impegnativa? Sì.
Ci ho messo parecchio tempo, anche per la mole del libro e per la scrittura piuttosto fitta.
Ma è stata soprattutto una lettura che mi ha accompagnata.✨
E quando sono arrivata all'ultima pagina, nonostante tutte quelle pagine e tutte quelle ore trascorse insieme, mi sono accorta di una cosa:
mi dispiaceva lasciare Martha.
Ed è forse questo il complimento più sincero che posso fare a questo libro.
💬 E ora vi chiedo...
Avete mai letto un romanzo storico che vi abbia fatto sentire davvero trasportati in un'altra epoca?
Conoscete già la storia di Martha Ballard o avete letto L'inverno della levatrice?
E soprattutto: qual è quel libro che, una volta arrivati all'ultima pagina, vi ha lasciato quella sensazione di non voler salutare i suoi personaggi?
.
Vi leggo volentieri nei commenti 💕
La vostra Febe 💙
#bookstagramitalia
