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Eppure, nonostante abbia trovato diversi aspetti interessanti, non è riuscito a conquistarmi del tutto.
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La storia ci porta a Shearwater, una piccola isola remota non lontana dall’Antartide, minacciata dall’innalzamento del livello del mare e custode di un prezioso deposito di semi. Qui vivono Dominic Salt e i suoi tre figli, ormai abituati a un’esistenza isolata dal resto del mondo. L’arrivo di Rowan, una donna ritrovata sulla spiaggia dopo una terribile tempesta, rompe questo fragile equilibrio e porta con sé domande, segreti e nuove dinamiche familiari.
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Fin dalle prime pagine, il romanzo sembra volerci trascinare in un thriller carico di tensione, nel quale la ricerca di un uomo e gli interrogativi legati all’arrivo di Rowan fanno nascere una serie di aspettative. Io mi aspettavo proprio questo: un mistero capace di tenermi con il fiato sospeso, una tensione crescente e quella voglia irrefrenabile di continuare a leggere per scoprire cosa si nasconde dietro gli eventi.
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Quello che ho trovato, però, è stato qualcosa di diverso.
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La tensione iniziale, almeno per me, si è progressivamente attenuata, lasciando spazio alla quotidianità su un’isola impervia, alle relazioni tra i personaggi e ai legami che si costruiscono, si incrinano e si trasformano. Il mistero rimane in un primo momento sullo sfondo, ma il cuore della narrazione diventa sempre più il mondo interiore dei protagonisti.
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Ed è proprio qui che ho avvertito una certa distanza tra le mie aspettative e ciò che il libro voleva raccontarmi. Non è tanto una questione di cosa accade, quanto di quanto spazio viene dato alle diverse componenti della storia. Avrei voluto sentire maggiormente la tensione del thriller, mentre mi sono ritrovata immersa in una narrazione più introspettiva, fatta di silenzi, dolore e rapporti umani.
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Questo non significa che abbia trovato questi aspetti poco interessanti. Anzi.
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Uno dei temi che ho apprezzato maggiormente è quello della famiglia e del ruolo dei genitori. Quanto il dolore di un adulto possa influenzare la vita dei figli, quanto sia difficile proteggerli senza finire per condizionarli e quanto le scelte fatte per amore possano avere conseguenze che non sempre siamo in grado di prevedere. I personaggi sono segnati dalle proprie esperienze e dai propri traumi, e il loro modo di affrontare la sofferenza influenza profondamente le relazioni che instaurano.
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C'è poi il tema della morte, della perdita e di ciò che resta quando qualcuno non c'è più. Il lutto non viene raccontato soltanto come un evento da superare, ma come qualcosa che continua a vivere nelle persone, condizionandone le decisioni e il modo di guardare al futuro.
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E sullo sfondo, ma tutt'altro che marginale, troviamo il cambiamento climatico. L'isola che rischia di scomparire, la natura ostile e l'isolamento dei protagonisti rendono tangibile la fragilità di un mondo che sta cambiando. Il deposito di semi assume un significato che va oltre la sua funzione concreta: conservare ciò che esiste oggi nella speranza che possa esserci ancora un domani. Una riflessione sulla perdita, sulla sopravvivenza e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.
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Ho apprezzato questa dimensione del romanzo e il modo in cui la fragilità della natura si intreccia con quella umana. Anche l'ambientazione è uno degli elementi che contribuiscono a rendere la storia particolare, perché l'isola non è semplicemente il luogo in cui si svolgono gli eventi, ma una presenza che condiziona la vita e le scelte di chi la abita.
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Perché, allora, non mi ha coinvolta del tutto?
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Perché, pur riconoscendo i temi importanti e le diverse sfaccettature della storia, non ho provato quel coinvolgimento che mi aspettavo. Avrei voluto una componente thriller più incisiva e una tensione più costante. La parte dedicata alla quotidianità, alle dinamiche familiari e ai legami ha finito per occupare uno spazio maggiore di quello che avrei desiderato, rendendo la lettura diversa da come l'avevo immaginata.
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Forse è proprio qui che si gioca tutto: sono entrata in questa storia aspettandomi soprattutto un thriller, mentre mi sono ritrovata davanti a un romanzo che utilizza il mistero per parlare anche di famiglia, dolore, perdita e ambiente.
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E non è necessariamente un difetto del libro. È semplicemente una questione di aspettative e di sensibilità personale.
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Capisco perché tanti lettori lo abbiano amato e riconosco il valore delle tematiche affrontate, ma, almeno per me, non è stata una lettura indimenticabile.
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Nero come il mare è un romanzo che intreccia mistero, natura e relazioni umane, ma che consiglierei soprattutto a chi cerca una storia introspettiva e ricca di temi da approfondire, più che un thriller dal ritmo serrato.
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Ringrazio la @fazieditore per la copia 💙
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⁉️E adesso sono curiosa di sapere la vostra: avete letto Nero come il mare? Vi ha conquistato oppure, come è successo a me, vi aspettavate qualcosa di diverso? 💬
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Vi aspetto nei commenti 💕
La vostra Febe 💙
#bookstagramitalia
