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venerdì 16 ottobre 2026

Recensione "Il risveglio di Giuda - Prima parte" - Fabio Suraci

Ci sono storie che hanno bisogno di tempo per ingranare e poi ci sono quelle che partono subito in quarta. Il risveglio di Giuda di Fabio Suraci appartiene decisamente alla seconda categoria!
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Ho avuto il piacere di leggerlo grazie al gruppo di lettura organizzato da Anna, in collaborazione con l'autore, un'esperienza che mi ha permesso di iniziare questo viaggio direttamente insieme a Fabio, condividendo le prime impressioni già dalla lettura dei capitoli iniziali. 
Ringrazio anche la @pleasure_edizioni che mi ha fornito la copia digitale in anteprima ✨
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La prima cosa che mi ha conquistata è il ritmo. La storia è dinamica, avventurosa e ricca di colpi di scena. I capitoli brevi invogliano a proseguire continuamente e ogni volta che pensi di poterti fermare arriva qualcosa che ti spinge a leggere ancora. Il classico libro del «solo un altro capitolo»… che alla fine ti ritrovi a divorare in un paio di giorni!
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Al centro della storia c'è un mistero legato alla Sacra Sindone, attorno al quale si intrecciano avventura, segreti e capacità soprannaturali. Un enigma che coinvolge i protagonisti e che si sviluppa pagina dopo pagina, accompagnando il lettore in una vicenda in cui nulla sembra essere davvero semplice come appare.
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Ciò che ho apprezzato maggiormente è il mix di generi che caratterizza il romanzo. Leggendolo, ho ritrovato le atmosfere de "Il codice Da Vinci" di Dan Brown, con i suoi misteri e la sua componente avventurosa, unite a elementi soprannaturali che mi hanno ricordato la serie "Shatter Me" di Tahereh Mafi. A tutto questo si aggiungono dinamiche romantiche che arricchiscono ulteriormente la storia.
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Insomma, un connubio che ho trovato davvero interessante e che, secondo me, potrebbe conquistare chi ama le storie in cui mistero, azione, poteri speciali e sentimenti si intrecciano.
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Anche i personaggi mi sono piaciuti molto: ognuno ha una propria personalità e caratteristiche che lo rendono riconoscibile, sia fisicamente sia dal punto di vista psicologico. I diversi poteri sono uno degli elementi che ho trovato più intriganti, soprattutto per le possibilità che aprono all'interno della vicenda.
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Tra tutti, però, la mia coppia preferita è senza dubbio Eiko e Bart! ⚡ Il loro modo di interagire crea una dinamica che mi ha conquistata, anche perché Eiko conserva un'aura di mistero che, arrivata alla fine del libro, mi lascia ancora con tantissime domande.
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E a proposito di domande…
MA QUANTE COSE SONO RIMASTE IN SOSPESO?! 😂
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Senza fare spoiler, posso dirvi che i colpi di scena accompagnano la lettura fino alla fine e che, invece di trovare tutte le risposte, più si va avanti più gli interrogativi aumentano. Alcuni nodi sono diventati talmente grandi che ormai servirebbe un intero gomitolo per venirne a capo!
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Il finale, poi, lascia tutto apertissimo. E quando dico apertissimo, intendo proprio che avrei voluto avere immediatamente tra le mani il secondo volume. Perché adesso ho bisogno di risposte, di capire meglio alcuni personaggi e di scoprire dove ci porterà questa storia.
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Insomma, Il risveglio di Giuda è stata una lettura coinvolgente, ricca di sorprese e capace di tenermi incollata alle pagine. Sono curiosissima di scoprire come si concluderà questa duologia!
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⁉️E ora ditemi: vi piacciono i libri che vi tengono incollati alle pagine con continui colpi di scena oppure preferite le storie dal ritmo più lento?
Vi piace quando un libro vi da li vibes di altri libri come mi è successo in questo caso?
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Vi aspetto nei commenti 
Io, intanto, aspetto il secondo volume Fabio! 👀📚
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La vostra Febe 💙 
#bookstagramitalia 

mercoledì 14 ottobre 2026

Recensione "Nero come il mare - Charlotte McConaughey

Ci sono libri che sembrano avere tutte le carte in regola per conquistarci, di cui sentiamo parlare benissimo e dai quali finiamo per aspettarci tantissimo. Nero come il mare è stato uno di questi per me.
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Eppure, nonostante abbia trovato diversi aspetti interessanti, non è riuscito a conquistarmi del tutto.
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La storia ci porta a Shearwater, una piccola isola remota non lontana dall’Antartide, minacciata dall’innalzamento del livello del mare e custode di un prezioso deposito di semi. Qui vivono Dominic Salt e i suoi tre figli, ormai abituati a un’esistenza isolata dal resto del mondo. L’arrivo di Rowan, una donna ritrovata sulla spiaggia dopo una terribile tempesta, rompe questo fragile equilibrio e porta con sé domande, segreti e nuove dinamiche familiari.
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Fin dalle prime pagine, il romanzo sembra volerci trascinare in un thriller carico di tensione, nel quale la ricerca di un uomo e gli interrogativi legati all’arrivo di Rowan fanno nascere una serie di aspettative. Io mi aspettavo proprio questo: un mistero capace di tenermi con il fiato sospeso, una tensione crescente e quella voglia irrefrenabile di continuare a leggere per scoprire cosa si nasconde dietro gli eventi.
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Quello che ho trovato, però, è stato qualcosa di diverso.
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La tensione iniziale, almeno per me, si è progressivamente attenuata, lasciando spazio alla quotidianità su un’isola impervia, alle relazioni tra i personaggi e ai legami che si costruiscono, si incrinano e si trasformano. Il mistero rimane in un primo momento sullo sfondo, ma il cuore della narrazione diventa sempre più il mondo interiore dei protagonisti.
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Ed è proprio qui che ho avvertito una certa distanza tra le mie aspettative e ciò che il libro voleva raccontarmi. Non è tanto una questione di cosa accade, quanto di quanto spazio viene dato alle diverse componenti della storia. Avrei voluto sentire maggiormente la tensione del thriller, mentre mi sono ritrovata immersa in una narrazione più introspettiva, fatta di silenzi, dolore e rapporti umani.
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Questo non significa che abbia trovato questi aspetti poco interessanti. Anzi.
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Uno dei temi che ho apprezzato maggiormente è quello della famiglia e del ruolo dei genitori. Quanto il dolore di un adulto possa influenzare la vita dei figli, quanto sia difficile proteggerli senza finire per condizionarli e quanto le scelte fatte per amore possano avere conseguenze che non sempre siamo in grado di prevedere. I personaggi sono segnati dalle proprie esperienze e dai propri traumi, e il loro modo di affrontare la sofferenza influenza profondamente le relazioni che instaurano.
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C'è poi il tema della morte, della perdita e di ciò che resta quando qualcuno non c'è più. Il lutto non viene raccontato soltanto come un evento da superare, ma come qualcosa che continua a vivere nelle persone, condizionandone le decisioni e il modo di guardare al futuro.
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E sullo sfondo, ma tutt'altro che marginale, troviamo il cambiamento climatico. L'isola che rischia di scomparire, la natura ostile e l'isolamento dei protagonisti rendono tangibile la fragilità di un mondo che sta cambiando. Il deposito di semi assume un significato che va oltre la sua funzione concreta: conservare ciò che esiste oggi nella speranza che possa esserci ancora un domani. Una riflessione sulla perdita, sulla sopravvivenza e sulla responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.
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Ho apprezzato questa dimensione del romanzo e il modo in cui la fragilità della natura si intreccia con quella umana. Anche l'ambientazione è uno degli elementi che contribuiscono a rendere la storia particolare, perché l'isola non è semplicemente il luogo in cui si svolgono gli eventi, ma una presenza che condiziona la vita e le scelte di chi la abita.
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Perché, allora, non mi ha coinvolta del tutto?
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Perché, pur riconoscendo i temi importanti e le diverse sfaccettature della storia, non ho provato quel coinvolgimento che mi aspettavo. Avrei voluto una componente thriller più incisiva e una tensione più costante. La parte dedicata alla quotidianità, alle dinamiche familiari e ai legami ha finito per occupare uno spazio maggiore di quello che avrei desiderato, rendendo la lettura diversa da come l'avevo immaginata.
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Forse è proprio qui che si gioca tutto: sono entrata in questa storia aspettandomi soprattutto un thriller, mentre mi sono ritrovata davanti a un romanzo che utilizza il mistero per parlare anche di famiglia, dolore, perdita e ambiente.
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E non è necessariamente un difetto del libro. È semplicemente una questione di aspettative e di sensibilità personale.
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Capisco perché tanti lettori lo abbiano amato e riconosco il valore delle tematiche affrontate, ma, almeno per me, non è stata una lettura indimenticabile.
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Nero come il mare è un romanzo che intreccia mistero, natura e relazioni umane, ma che consiglierei soprattutto a chi cerca una storia introspettiva e ricca di temi da approfondire, più che un thriller dal ritmo serrato.
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Ringrazio la @fazieditore per la copia 💙
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⁉️E adesso sono curiosa di sapere la vostra: avete letto Nero come il mare? Vi ha conquistato oppure, come è successo a me, vi aspettavate qualcosa di diverso? 💬
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Vi aspetto nei commenti 💕 
La vostra Febe 💙 
#bookstagramitalia

martedì 6 ottobre 2026

Recensione "A sorella prediletta" - Sonia Milan

Ci sono libri che ti prendono subito e ti trasportano nel loro mondo fatto di dettagli e storie e altri che, nonostante siano ricchi di entrambi, non ti danno fino in fondo quello che promettono.
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Oggi vi parlo del libro di Sonia Milan "La sorella prediletta" edito @garzantieditore che ringrazio per la collaborazione ✨🙏🏼
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Dopo aver amato molto La primogenita, letto lo scorso anno, ero davvero curiosa di tornare tra le pagine di Sonia Milan. E anche questa volta ho ritrovato uno degli elementi che più caratterizzano la sua scrittura: la capacità di mescolare storia e finzione, inserendo nella narrazione personaggi realmente esistiti, avvenimenti storici e una grande quantità di ricerca e documentazione.
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La storia parte nella Parigi degli anni Venti, dove conosciamo Estelle e Olympia, due sorelle molto diverse tra loro, unite però da un legame profondissimo. Attorno a loro ruota la vicenda di Paul, un giovane aspirante scrittore, e di un misterioso romanzo che diventerà uno dei fili conduttori della storia.
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Decenni dopo, a Roma, sarà Caterina, una giovane giornalista, a cercare di ricostruire la verità dietro quel romanzo e dietro una serie di coincidenze e legami che sembrano attraversare il tempo.
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Ed è proprio qui che ho avuto qualche difficoltà.
Ho apprezzato molto l’idea alla base del romanzo e soprattutto il modo in cui, poco alla volta, i diversi fili della storia finiscono per ricongiungersi. Il tema della memoria, dei legami che sopravvivono al tempo e delle tracce che lasciamo dietro di noi mi è piaciuto molto.
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Ho trovato particolarmente interessante anche tutta la parte legata alla encefalite letargica, una malattia realmente esistita e molto misteriosa che colpì migliaia di persone negli anni Venti. La quantità di ricerca che Sonia Milan ha riversato nel romanzo è evidente e, a fine lettura, ho apprezzato ancora di più le note dell’autrice e tutto il lavoro di documentazione che c’è dietro.
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Il problema, però, è stato proprio questo: a volte ho avuto la sensazione che ci fosse troppo.
Troppi personaggi, troppe vicende, troppi riferimenti storici e troppe coincidenze che finiscono per collegare tra loro i diversi periodi temporali. Tutto è chiaramente costruito per arrivare alla chiusura del cerchio, ma per me, in alcuni momenti, questa complessità ha finito per appesantire la narrazione.
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Paradossalmente, ho preferito la parte ambientata nel presente, perché la ricerca di Caterina mi ha dato maggiore dinamismo e mi spingeva a voler capire dove l’avrebbe portata. La parte del passato, invece, soprattutto all’inizio, l’ho trovata più lenta e ho fatto un po’ di fatica a comprendere quale sarebbe stato il nesso tra tutti gli elementi che venivano introdotti.
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E qui arriva inevitabilmente il confronto con La primogenita.
Per me il precedente romanzo di Sonia Milan rimane superiore.
L’ho trovato più equilibrato, più fluido e capace di farmi entrare nella storia con maggiore immediatezza. 
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In La sorella prediletta ho ritrovato la stessa grande passione per la storia e per la ricerca, ma questa volta credo che l’autrice abbia voluto mettere davvero tantissimo dentro una sola storia.
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Questo non significa che non abbia apprezzato il romanzo. La storia di fondo mi è piaciuta, così come il modo in cui alla fine tutti i fili vengono ricondotti al loro punto di partenza. E il tema delle due sorelle, dell’amore, delle scelte e dei legami capaci di attraversare il tempo lascia sicuramente qualcosa.
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Semplicemente, avrei preferito un po’ meno.
Perché a volte una storia non ha bisogno di aggiungere un altro filo per essere ancora più ricca: ha bisogno soltanto di lasciare spazio a quelli che già ci sono.
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Una lettura che quindi consiglio soprattutto a chi ama i romanzi storici ricchi di ricerca, personaggi realmente esistiti e storie che si sviluppano su più piani temporali. Ma se avete letto La primogenita, sono curiosa di sapere una cosa:
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⁉️E ora vi chiedo .. conoscete l'autrice?
Avete letto qualcosa di suo? Vi piacciono i romanzi che mescolando personaggi fittizi a quelli realmente esistiti?
Avete sorelle o fratelli? Com è il vostro rapporto?
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Vi aspetto nei commenti 💕 
La vostra Febe 💙 
#booklovers

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