Non ero pronta per il finale di questo libro… e forse non lo sono nemmeno adesso.
Amici lettori oggi vi parlo di Sherden II – Il sangue degli immortali, secondo volume della trilogia di Melania Muscas.
Ringrazio di cuore l’autrice e la casa editrice per la collaborazione e mi scuso per il ritardo nella lettura 🙏🏼
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I più attenti forse ricorderanno un mio post di qualche mese fa in cui partecipai alla presentazione del libro di Melania. Fu proprio in quell’occasione che ho avuto modo di conoscerla, farmi autografare entrambi i suoi romanzi e scoprire alcuni interessanti retroscena sulla storia e sul mondo di Sherden.
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Dalla presentazione sono passati diversi mesi ma, nonostante il finale del primo volume lasciasse già presagire ciò che sarebbe arrivato, non ero assolutamente pronta per questo secondo viaggio in Sherden II – Il sangue degli immortali.
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Anche in questo volume troviamo i cinque POV alternati dei protagonisti principali: Arvara, Jabari, Felitzi, Thaeni e Brenner.
Se nel primo libro abbiamo iniziato a conoscerli, qui il legame con loro diventa molto più forte, soprattutto attraverso le difficoltà, le perdite e le scelte che saranno costretti ad affrontare.
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Dopo aver sconfitto la Setta, la minaccia dello straniero si avvicina sempre di più: l’invasore è pronto a sbarcare sull’isola per conquistarla, proprio come era stato profetizzato.
Karalis cade inizialmente in mano nemica ma, grazie alla collaborazione di più Cabu e all’unione dell’esercito con la popolazione, la città riuscirà a essere liberata.
Il prezzo pagato, però, sarà altissimo.
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Lo scopo dell’invasore non è soltanto la conquista di un punto strategico nel Mediterraneo, ricco di risorse e di potere.
Ciò che il re di Qart Hadasht desidera davvero è il sangue degli immortali, che secondo le antiche leggende scorre ancora nelle vene dei discendenti delle vecchie famiglie.
Il sangue delle janas: creature misteriose dai poteri immensi, capaci di donare visioni, guarigione e persino una forma di eterna giovinezza.
Ma nelle discendenze attuali quel sangue è ormai quasi scomparso.
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Come spesso accade nei secondi volumi di una saga, anche questo è in parte un libro di transizione, ma tutt’altro che statico.
Durante la lettura emergono nuove informazioni e legami tra i protagonisti che iniziano a comporre un quadro più ampio della storia.
Il focus principale resta però la guerra:
le alleanze che si stringono, i sacrifici che diventano inevitabili e le verità che vengono nascoste — a volte per paura, altre per strategia.
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Ma tra le pagine emergono anche temi molto attuali:
l’identità, il peso delle proprie origini, il rapporto con la propria terra e soprattutto il tema dello straniero, di come venga guardato e trattato anche quando quella terra, in realtà, gli appartiene.
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Non è stato un viaggio semplice e arrivata alle ultime pagine — con i colpi di scena che chiudono questo volume — posso solo dire una cosa: non ero pronta.
Davvero.
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Ho appena finito il libro e già mi mancano le vicende di Sherden, i suoi abitanti forti e valorosi e la loro determinazione nel difendere la propria terra dagli invasori.
E lo ammetto: da sarda non posso fare a meno di sentirmi un po’ orgogliosa…
e di sperare, chissà, di avere anche io un piccolo frammento di sangue delle janas nelle vene 🫶🏼
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❓E ora vi chiedo...
Se poteste scoprire di avere nelle vene il sangue delle janas e possedere uno dei loro poteri… quale scegliereste?
Visioni del futuro, guarigione o eterna giovinezza?
Ma sono curiosissima di sapere una cosa.. Chi di voi ha già letto Sherden? E soprattutto… siete pronti per il terzo volume?
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Vi leggo nei commenti 💕
La vostra Febe 💙
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